Storie di immigrazione. Abbiamo rivolto a loro alcune domande e così hanno risposto:

GIULIA

Come sei arrivata in Italia? Con l’aereo normalmente?

Si abbiamo fatto un viaggio normale, tranquillo.

Quando sei arrivata in Italia qual è stata la prima impressione che hai avuto dell’Italia? Cosa hai pensato? È bella, è brutta.

No, no, no. La prima impressione. Noi siamo arrivati a Cassano d’Adda. Bellissimo, bellissimo. C’è il fiume. Si molto bello. E la mia motivazione era più alta, più alta perché sono in un Paese dove posso stare tranquilla, dove posso andare per strada senza paura, senza angoscia. Questa era la mia motivazione e quando siamo arrivati in marzo, mi ricordo, era nevicato e c’era un pupazzo di neve. Noi non abbiamo mai visto questo ed è stato bellissimo: ci siamo resi conto che eravamo in un altro Continente l’Europa e che il clima era diverso.

Ma anche in Perù se vai in montagna fa freddo. Si ma non nevica come qua. La non puoi giocare con la neve, qui si convive con la neve.

Si e i rumori sembra che non si sentono! Si c’è una pace. Anche a me piace tanto. Quindi è stata una buona impressione. Si, tanto. Anche perché prima è venuto mio marito e noi siamo arrivati dopo un anno e questo ricongiungimento famigliare è stato comunque bello.

Quali sono i tuoi desideri futuri? Che cosa desideri per il tuo futuro?

Io per arrivare qua ho cambiato tutta la mia vita, nel senso che anche noi abbiamo iniziato da zero. Non avevamo una casa, non c’è la famiglia però se io penso a come mi vedo dopo, io mi sono iscritta alla scuola di italiano perché voglio parlare bene italiano perché faccio tanti errori. Perché voglio trovare un altro lavoro, adesso lavoro come badante. Trovare un altro lavoro, andare avanti con la mia famiglia, migliorare le condizioni generali. Noi adesso abitiamo con un’altra persona. Se noi andiamo avanti, troviamo lavoro anche mio marito possiamo fare la nostra casa. E mi piacerebbe che mio figlio tornasse con noi, soprattutto per gli studi, che faccia l’Università. Vorresti dargli un futuro di un certo tipo insomma. Si

Quando ti sei sentita accolta da noi italiani? Cioè, tendenzialmente quando uno arriva qua si sente un po’ straniero all’inizio non è che si sente proprio inserito. Quand’è stata la prima volta che ti sei sentita un po’ più italiana?

Il giorno che ho imparato quattro cinque parole importante che puoi andare in negozio a comperare, soprattutto per andare a comperare il pane. Perché i primi tempi quando dovevo andare a comperare qualcosa dovevo andare con lui. Certo! Devi dipendere e poi non puoi esprimere i tuoi pensieri. Si mi sentivo nuda. Quella parte li era difficile: essere qui senza sapere la lingua. Si, molto difficile! Soprattutto non capire, avere paura che ti prendono in giro. Però io dicevo sempre “scusi, non parlo bene italiano” e questo mi ha aiutato tanto. “ok, piano piano”. Quando ho potuto chiedere quanto costa quello, quanto costa questo, li ho capito che potevo andare avanti da sola, era una conquista. Quindi diciamo che quando hai appreso un po’ di più la lingua ti sei sentita un po’ meglio. Si io vado da sola, anche senza mio figlio. È giusto fare così, anche sbagliando si impara. Si anche a me piace stare con la gente, condividere, non solo stare con mio marito e i figli.

Sei contenta di essere qui in Italia?

Si, si sono contenta, sono tranquilla, più felice.

Vedrai che ce la farai, assolutamente!

Oggi Giulia e la sua famiglia hanno una casa e sia lei che il marito lavorano. Ora vorrebbero vicino anche il figlio maggiore che era tornato in Perù

LORENA

Come sei arrivata in Italia? E soprattutto perché sei venuta in Italia?

Sono arrivata per la curiosità di vedere un Paese lontano dal mio: Sono venuta tramite un Prete conosciuto così casualmente.

Così, solo per curiosità?

No, anche per vacanza. Per andare in giro a vedere il mondo!

Quanti anni avevi quando sei arrivata in Italia?

23

Quindi eri già grandina!

Poi dopo un mese avevo deciso di rimanere per sempre.

Caspita! Che scelta forte! Ti è piaciuto così tanto pure essendo così diverso, con meno natura.

Si, poi ho deciso di studiare, di migliorarmi, di avere un futuro migliore.

Qual è stata la tua prima impressione arrivata in Italia?

Bella e anche brutta. La mia prima impressione è che vedevo i giovani mancanti di rispetto verso i genitori, le persone adulte, cosa che da noi non esiste. E poi c’erano persone gentili, che ti salutavano.

Quindi tu mi dicevi che se venuta in Italia perché volevi fare un’esperienza diversa di vita. Ma quindi tu non sei venuta qui per la guerra?

No. Dopo la guerra

E quindi tutto il conflitto etnico l’hai vissuto la?

Si

E non avevi paura?

Si, si tanta

Com’è stata? Quanto è durato innanzitutto quel periodo?

La guerra era già cominciata nel ’90 ed è proseguita fino al ’94 e c’è stato un grande massacro. Io però negli anni precedenti avevo conosciuto questo prete. Quando ci attaccavano. Poi le persone che massacravano gli altri erano i vicini di casa, ragazzi che vedevi sulla strada…

Gente che vedevi normalmente… Magari li salutavi anche, scambiavi due parole

Si, si. E poi avevano anche una diversa etnia. E da lì che loro hanno cominciato a prendere il macete e massacravano ogni persona che conoscevano diversa dalla loro etnia

E tu dicevi che sei sopravvissuta diverse volte

Diverse volte, e una volta che ci hanno attaccato, io sono riuscita a rifugiarmi da una mia vicina di casa dove c’erano anche le sue cugine. Però ci hanno portato fuori, sono riusciti ad attaccarci, hanno massacrato due loro parenti. E mi stavano portando via con un’altra ragazza che eravamo insieme e poi non so com’è sparita e siamo riamasti io con uno dei fratelli. Altri due li avevano ammazzati davanti a noi. E ci stavano portando via però ci fermavamo ad ogni casa per prendere altre persone. Per fortuna i militari, che erano parenti di quelli che sono morti, ci hanno salvato. Poi abbiamo dormito tranquillamente per una, due, tre notti dove si siamo rifugiati in un hotel visino a casa mia. Li c’erano i caschi blu

Come facevi a sopravvivere? Quali erano i tuoi pensieri in quei momenti?

Avevo solo paura. Anche la mia famiglia, il mio fratellino erano rifugiati alla Chiesa che era li vicino a noi, però avevo paura

Perché tu non eri con loro?

No

Dov’eri andata tu? Quindi avevano separato anche le famiglie?

No non ci avevano separato. Ma loro cercavano le ragazze per violentarle e i maschi per arruolarli o ucciderli allora mia mamma ha cercato di mandarmi via

Quindi in questa disgrazia sei stata fortunata!

Molto fortunata. Un’altra volta fortunata, nascondendomi dai vicini, guardando dalle finestre le persone che cadevano, ammazzavano.

Che esperienza terribile! Che cosa ti ha lasciato questa esperienza?

La vita è breve! Bisogna avere pazienza nell’altro

La fiducia!

Mica tanto! Si bisogna cercare di avere fiducia, però è difficile!

Però la vita è breve e va vissuta al meglio possibile, accontentarsi e cercare di essere felici il più possibile senza pretendere di fare chissà che cosa.

E tu pensi di essere riuscita in questo? Cioè sei contenta della tua realtà? Della tua situazione o vorresti migliorarla? Qual è il tuo progetto per il futuro?

Vorrei migliorare però vivo ogni giorno

Cioè non ti lamenti di questa condizione. Il lavoro ce l’hai, hai un bimbo bellissimo e molto simpatico

Si, vivo alla giornata e ringrazio sempre Dio per quello che ho, Chiedo sempre migliorare ma se non si riesce bisogna sempre andare avanti, avere la pazienza, vivere dignitosamente e rispettare gli altri.

Ti senti accolta adesso?

Si adesso si. Molto anche nella mia Parrocchia. Molto e sono felice nella mia Parrocchia. Mi sento accolta molto bene.

Lorena oggi partecipa attivamente alle proposte della Parrocchia, è inserita in vari gruppi e anche suo figlio è ben inserito nelle varie animazioni parrocchiali.